Movimento popolare per l’abolizione dello sport

Quando il Covid ha imposto la chiusura delle palestre, Madre è stata una delle poche persone che s’è lanciata sul divano, felice di essere autorizzata, anzi no obbligata, all’inerzia fisica.

Guardava con genuino compatimento i patiti dello sport, che pur di muoversi guinzagliavano cani gatti criceti e pesci rossi, e basiva al pensiero che ci fosse gente disposta a prendersi una multa salata per andare in camporella a fare percorsi vita, ma tant’è, siamo molti e siamo diversi, si diceva.

Non ha mai capito questa affezione altrui alla fatica fisica, altrimenti detta vigoressia sportiva. Il che, posto che Amore pratica ciclismo con devota assiduità, ha talora creato qualche difficoltà di reciproca comprensione.

Ad un – Ma come, vai ancora in bicicletta? E’ la quarta volta questa settimana! – fa eco – Ma come, sei ancora sul divano? E’ la quarta ora di fila! –. Questione di priorità, del resto l’amore è compensazione, no?

Madre ha fatto due conti: ha praticato sport per totali quattrocento ore nel corso di totali trecentocinquantanovemilacentosessanta ore di vita. Danza classica con esiti decisamente deludenti (senso del ritmo mai pervenuto) dai 5 ai 10 anni; pilates dai 20 ai 22 e qualche allenamento bislacco e sporadico attorno ai 35, giusto per guerreggiare al minimo sindacale contro la forza di gravità.

Così, al giro di boa dei 40, ha pagato in anticipo un anno di palestra cosìpoisonocostrettadandare e invece manco per sogno. Si è inventata scuse considerevolmente creative pur di autolegittimarsi la sostituzione della seduta di allenamento con un trancio di pizza ai peperoni.

La traduzione della scheda degli esercizi ha poi richiesto l’intervento di un dizionario, cinque ore di studio e un attacco di panico. E così Madre ha scoperto l’esistenza del crunch nella panca lower back con flessioni sulla wellness ball e plank sui gomiti, dello squat, jumping jack, russian twist, vertical traction, leg curl, burpees, bear crawls, wall sit, butt kicks, frog jumps, toe taps, duck walks, revers crunch, clampshell, mountain climbers e hip thrust.

L’ansia.

Anche nello sport, come nel mondo del lavoro, l’inglesismo viene abusato perché ritenuto tres chic. Troppo proletario parlare di piegamenti, flessioni, addominali, affondi, camminata sul posto, trazioni, stacchi, ponte e distensioni. Fa antico.

Del resto, da brava passatista nostalgica qual è, Madre pensa che è da tempo che la lingua sovrana è stata inutilmente infarcita di termini stranieri che servono solo a sentirsi meno marginali nel mondo globale, e a darsi un certo tono. Dire personal trainer al posto di allenatore fa molto newyorchese. Il parrucchiere è hair stylist, il pasticciere cake designer, il buon vecchio ristoratore è diventato un altisonante Food and Beverage manager, poi abbiamo lo Human Resources Manager (alias responsabile risorse umane), conduttore radiofonico? no, speaker! e, dulcis in fundo, il CEO (Chief Executive Officer), altrimenti detto, ai tempi dell’Avvocato Agnelli buonanima, Amministratore Delegato.

Ce la possiamo fare anche senza guardare all’estero, sapete? Non è che alla nostra lingua manchi la capacità di descrizione, eh.

Comunque, com’è come non è, l’altro giorno Madre ha fatto il proprio trionfale rientro in palestra. L’abbonamento costa e va sfruttato.

Dopo due minuti esatti dall’ingresso, si è chinata per agguantare la kettlebell, ops, il peso con la maniglia, e lì è rimasta. Schiena a pezzi.

Del resto, la vecchiaia.

E allora Madre, dopo quelle tremilatrecento imprecazioni in finlandese, ha pensato che, guardate, lo sport andrebbe abolito con referendum.

Si starebbe tutti un bel po’ meglio. Basta storie su instagram coi culi in vista, addio app di photoshop per levigare la cellulite, a monte i bibitoni proteici e il the bancha, si tornerebbe tutti un po’ più grassi e felici.

Ché poi, ci vuol niente a rimorchiare colla tartaruga al posto degli addominali: la vera arte è abbordare con la panza di un bevitore all’Oktoberfest.

I calciatori andrebbero finalmente a trebbiare, al mare un bel tripudio di procaci fattezze, fine delle domeniche sonnecchiose disturbate dal baccano del gran premio di F1, riduzione degli scandali su scala mondiale, ripristino del carboidrato a cena, abbandono del bicipite scolpito, e un caro saluto agli stipendi stellati, ai derby, al giornalismo sportivo ed alla FIFA tutta.

La pace.

Madre sta pensando di fondare un movimento per l’abolizione del fitness che inneggi all’invecchiamento sedentario.

E’ un’idea brillante, date retta.

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