14.9.2020

Per Madre, il quattordici settembre duemilaventi is the new 25 aprile: la liberazione.

Reduce da un ininterrotto periodo febbraio-settembre a stretto contatto con l’amata continuità dei propri geni, Madre iniziava a soffrire di sindrome da stress post traumatico come i migliori marines made in USA, con sintomatologia variabile dall’allerta, allo shock, alla depressione con tendenze omicide, confusione mentale con disorientamento spazio-temporale, risvegli notturni, inibizione emozionale e panico generale. Esaurita, in estrema sintesi.

Quindi, la mattina del quattordici settembre duemilaventi Madre ha puntato la sveglia alle 6.00 con inaudita gioia interiore, ha lavato accudito colazionato vestito preparato pettinato Figliomaschio e Figliafemmina canticchiando “da oggi il destino appartiene a me” come Elsa di Frozen, ed è arrivata sgommando a scuola alle 8.00 spaccate, puntualità alla quale solitamente non è troppo avvezza, per la verità.

Per sicurezza, ha fatto indossare ai figlioli, una sull’altra, tre mascherine: chirurgica, di stoffa altrimenti detta di comunità, e una specie di swiffer che alla Coop spacciano per mascherina usa e getta alla modica cifra di 8 € al pacco, una roba inguardabile quanto inutile.

Lanciati i figli dentro l’Istituto con l’energia del discobolo di Mirone, si è girata entusiasta verso il popolo delle mamme astanti, e stava per proporre di celebrare il momento epico al bar con cappuccino corretto al Brancamenta e brioche pucciata nella Tequila quando si è scontrata con l’inaspettato: la fazione immusonita delle genitrici rivoltose.

Orbene, pare che il popolo di genitori di italica provenienza abbia partorito una velenosa fazione di mamme insorte contro le regole imposte dal Ministero per il rientro scolastico. La mascherina ai pargoletti no no no. Queste mamme hanno studiato medicina su Yahoo e appreso da rigorosi quanto inconfutabili studi scientifici dell’Università telematica della periferia di Vignola che respirare dentro le mascherine provocherebbe alcalosi, ipossia, afte, congiuntiviti batteriche e compromissione definitiva e stabile della funzionalità respiratoria. Le più facinorose hanno comprato persino i saturimetri per verificare che l’ossigeno nel sangue dei propri figlioli circoli sempre in misura appropriata (poi magari non misurano la febbre prima di portarli a scuola, ma studi scientifici dell’Università del Winsconsin provano che la coerenza è definitivamente estinta).

I padri si tengono in disparte, statisticamente. Partecipano poco al dibattito intellettuale sugli effetti nocivi dell’uso delle mascherine e, silenziosi, si limitano ad incrociare dita, cervella, legamenti e peli pubici sperando di non dover tornare a chiudersi in casa in lockdown con le proprie folli consorti.

Con una mamma rivoltosa ho addirittura, giorni fa, avuto un dialogo fondato sul fraintendimento reciproco:

Lei mi fa: Basta, non se ne può più! Smascheriamo i nostri bambini!

Io, pensando si riferisse alla tendenza all’alterazione della verità – altrimenti conosciuta come menzogna – tipica degli esseri umani di età compresa fra 0 e 99 anni, le rispondo: Evvabbé, è l’età, dai… son piccole bugie…

– Piccole bugie un corno!, ribatte lei, mentre io la guardo comprensiva pensando che, in effetti, quando Figliafemmina mi ha rotto lo specchio del bagno (con relativi sette anni di mainagioia) dando la colpa al gatto l’ha sparata potente – Qui siamo sotto dittatura sanitaria, continua la rivoltosa, non lo capisci?

E lì sì, l’ho capito, che la tipa dicendo “smascheriamo i nostri figli” intendeva “togliamogli le mascherine”.  

Orbene, io non intendo minimamente disquisire su temi di frontiera tipo la dispnea da uso di mascherine. Io dico solo che, purché la scuola resti aperta e non si debba tornare a bestemmiare in aramaico con la DAD, per me va bene tutto, ma proprio tutto: banchi coi rostri, a rotaie, rotelle, rotonde e rotatorie, mascherine in ferro battuto, ricamate all’uncinetto, in ceramica o poliuretano espanso; disinfettanti, disinfestanti, sanificazioni e santificazioni. Sono disposta anche ad acquistare un casco integrale ai Figli, portarli mascherati da uomo ragno e wonder woman con tanto di orinale in testa, se necessario.

Quindi, care mamme rivoltose, se proprio non vi viene, come sarebbe normale, di omaggiare, glorificare e onorare la riapertura della scuola ballando la pizzica, bevendo un litro e mezzo di franciacorta saten e ciucciando ostriche intrise di lime, perlomeno evitate di organizzarvi in plotoni armati e di ammutinarvi. Le mascherine le avete da usà.

Perché se poco poco il bengodi della riapertura dovesse durare meno di uno sbadiglio per colpa di ‘sta vostra disaffezione al rispetto delle regole, io vi rapisco quelle dodici paia di nonni che avete a disposizione e che vi fanno essere così baldanzose e sovversive, li chiudo a chiave coi miei Figli, un paio di pc e la password di Zoom in un conclave che quello di Viterbo in confronto è stato un lampo e ce li lascio fino alla fine del lockdown.

Poi vediamo.

Tornate ai grandi classici, no? Scagliatevi contro i vaccini, l’aborto, il divorzio, la forma della terra, le lobby gay, gli evergreen, insomma. Tenetevi impegnate così. Ma non rompete i coglioni con le mascherine e con i moduli no mask da far firmare ai dirigenti scolastici, ché qua rischiamo una nuova DAD, altroché alcalosi. Bischere.

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