Una domenica di fine luglio

Abbinamento alcolico: Ichnusa

Abbinamento musicale: AAAbbronzatissima

Photocredits (artistcredits?): Fausto Gelormini

Madre è senza figli che, si sa, sono la sua aorta addominale. Ma un genitore separato ha dei vantaggi, la verità. Parte del corrispettivo di quella fatica discreta che è mettere una lastra tombale su un rapporto coniugale è quella qualcerta libertà che si guadagna un weekend sì e uno no, quando si affidano i vari Figliomaschio e Figliafemmina alle cure del cogenitore.

Il momento, a Madre, fa un po’ l’effetto del primo giorno di scuola dopo un’estate a contatto fisico con la prole accaventiquattro anche con 40° gradi all’ombra e il tasso di umidità di un bagno turco: liberatorio. I Figli in genere provocano questa reazione contraddittoria: quando non ci sono, dopo due minuti ti mancano; quando li hai, dopo due minuti vorresti batterli all’asta su Catawiki.

Comunque, domenica di fine luglio, Figli con cogenitore, Madre affrancata come un liberto.Appena smollata la progenie, le viene quella frenesia da eccesso di tempo libero, avete presente? Quando davanti hai una intera giornata solo per te e metti a progetto talmente tante cose da fare che ti servirebbero otto settimane di ferie. Madre vorrebbe far palestra e camminare, abbronzarsi, leggere Guerra e Pace, andare dal parrucchiere a scurire la chioma canuta, sistemare l’armadio, fare un aperitivo con le amiche, farsi spolpettare dall’estetista, steccare i pomodori nell’orto, andare a trovare nonna, farsi un bagno e poi spalmarsi di olio di mandorle, sbragarsi in una piscina, amoreggiare come un’adolescente incontinente, imbiancare casa, scrivere un po’, fare un pisolino, ordinare del sushi, pulire i fuochi in cucina, e una serie di altre cose quasi tutte amene.

Opta per la soluzione mare, ché è di un pallore gonfiato vagamente vampiresco. Spiaggia libera di sassi, nel fanese, Madre arriva dopo diciotto litri di imprecazioni policrome per trovare parcheggio, baldanzosa e agghindata in un inappuntabile stile peones: in spalla, borsa con Kindle, crema solare protezione “ultravioletti no pasaran”, telo in microfibra, cellulare e due spicci; nella mano destra, l’ombrellone; nella sinistra, la sdraio pieghevole; tra i denti, un rinnovato sapore di libertà.

Arriva, Madre, ed è serena ed equilibrata. La giornata soleggia, il caldo aleggia, l’aria di mare arieggia, la schiuma biancheggia, il bagnante boccheggia.

Madre tenta di piantare l’ombrellone fra i sassi. Impresa che occupa circa venti minuti durante i quali Madre, con calibrati e forzuti movimenti circolari, fa ondeggiare il palo dell’ombrellone puntato al centro della Terra, sembra una strega che rimesta nel calderone. Un anziano brunito come un borsello The Bridge, cinque metri più in là, la guarda sardonico di sotto gli occhiali da sole. Madre ne percepisce il maschilismo, le arriva a ondate ad ogni spinta rotatoria. Ad un certo punto il tizio dardeggia in veneto “Al tramonto, siòra, l’è ancora qua che pianta!”, e ride beota, mostrandole con un cenno il picchetto a trivella che ha usato per piantare saldamente il suo, di ombrellone. Madre fa spallucce, le verrebbe di dire che a una certa età giusto il picchetto, si può usare, per trivellare. Ma il camionista bulgaro che è in lei si tace opportunamente.

Dopo lungo lavorìo, l’ombrellone si regge da sé. Pende a destra ma non dovrebbe crollare, a parere di Madre. Sdraia aperta, telo steso, protezione solare generosamente spalmata, Kindle acceso. Madre sospira di beatitutine. Forse troppo forte, perché l’ombrellone parte in volo e rotola direttamente – buongustaio – sopra le zinne della giunonica vicina: due immense boe tracimanti da un bikini obiettivamente fuori tempo massimo. Madre scatta come Fiona May nel ’98, salta in lungo sulla vicina felliniana e agguanta l’ombrellone prima che falci un bimbetto sui tre anni, nudo come un verme e tutto concentrato sul proprio batacchio per centrare con la pipì il secchiello, in perfetto stile Manneken Pis. The Bridge azzarda una risata, ma l’occhio affilato di Madre lo fulmina.

Di nuovo sdraio, Kindle, pace e ombrellone chiuso. Tre pagine di libro e un chihuahua ipersensibile comincia a latrare. Madre chiude gli occhi, inspira, ed espira, inspira, ed espira. Ma le va nel cervello, quell’abbaio incazzoso. Si gira per mettere a fuoco l’origine e scaturigine di un siffatto casino e vede che il cane appartiene a The Bridge. Al che, avverte un moto di solidarietà verso l’isterica bestiola e torna a sdraiarsi, mite e comprensiva. Chiude gli occhi, il concerto canino non favorisce la lettura. Tre due uno, avverte su di sé un’ombra anomala. Schiude leggermente gli occhi e trova frapposta fra sé e il sole una bambina sui dieci anni, appena uscita dall’acqua e avvolta in un lezioso asciugamano tempestato di unicorni, che la fissa.

– Ciao, – fa la bambina, attorcigliando attorno all’indice una di quelle treccine afro colorate e intrecciate di fili che vanno di moda nell’età scolare. Sta in piedi e la guarda, mentre Madre, sdraiata, si ripara dal sole con la mano destra, un occhio chiuso e uno semiaperto.

– Ciao, – fa eco Madre, poco predisposta al dialogo coi minorenni durante i periodi di assenza dei propri Figli.

B(ambina) – Come ti chiami?

M(adre) – Madre, e tu?

B – Isabella. Quanti anni hai?

M – Tanti. Più di quaranta. E tu?

B – Dieci. Quanto sei alta?

M – Poco, sono alta, ma la mia statura non si misura in centimetri e comunque non soffro del complesso di Napoleone, capito bimba?

B – Non so chi è.

M – Non so chi sia, non “non so chi è”.

B – Eh?

M – Niente.

B – Quanto pesi?

Madre si solleva sul gomito. Scruta questo agente segreto in miniatura, sospettosa. Che la mandi la Finanza? L’ufficio censimenti ISTAT? L’INPS? Vorrebbe mentire, sul peso, sull’altezza e sull’età. Poi ricorda che ai bambini non si mente mai, nemmeno se sono insolenti, invadenti e maliziosi come questa ninfetta nabokoviana.

M, sincera come se parlasse in confessionale – Peso il giusto. Tot chili e pochi etti la mattina appena alzata, svestita e prima di colazione. Ma giuro che da settembre torno in palestra (ché ho pagato l’annuale e non ci entro da febbraio).

La monella ci pensa su. E’ la sorella del bambino piscione, che la chiama tirandole l’asciugamano.

Poi B spara – Hai qualcosa di rifatto?

M sgrana gli occhi incredula – Rifatto?

B – Eh. Tipo le labbra, il petto, il sedere.

Ora, Madre di Figliopiscioso e Figliapetulante, mi rivolgo a te. Hai un Figlio simpatico che, lasciato libero di roteare i gioielli, sperimenta l’arte della minzione direzionale. E fin qui va bene, se orinasse sul chihuahua di The Bridge sarebbe il mio eroe. Ma Figliafemmina. Parliamone. Me l’hai tirata su come Tina Cipollari. L’hai allevata a pane e canale 5? Le fai guardare la D’Urso? No, perché io manco lo sapevo, che esistesse la chirurgia estetica per i glutei. Che lo sappia, e lo dica, una decenne con ancora due brufoli al posto del seno di cui già immagina le protesi additive fa un po’ specie.

E, comunque, Madre decide di prendere la domanda come un complimento inconsapevole, guarda la ragazzina di sotto in su e risponde:

– Il letto. Di rifatto ho il letto.

Non ogni mattina, però. Va detto.

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