La mamma che sono

La mamma che volevo essere. Volevo essere una mamma amorevole, con la pazienza moltiplicata a soddisfare i bisogni di un intero villaggio come nella parabola dei pani e dei pesci. Mai nervosa, sempre misurata e sorridente. Volevo essere una mamma protettrice ma non soffocante, la Teti di Achille. Incensata, centrale, insostituibile. Incipe, parve puer, risu cognoscere matrem. Volevo essere una mamma salutare, nel senso di sana, balsamica, salùbre (ed è bene che tutti ricordiate che l’accento va sulla u, non sulla a. Va sulla u, capito?). La mamma che cura tutte le ferite, anche quelle che non si vedono. Volevo essere una mamma divertente e divertita, compagna di gioco in acchiapparella e un due tre stella, pittrice di mondi ad acquerello misto a bolle di sapone. Volevo essere una mamma autorevole, cui basta uno sguardo per farsi obbedire. Volevo essere una mamma amata, una di quelle per cui i figli stravedono.Volevo essere una mamma dedicata, telefono spento sulla soglia di casa, tutta per loro. Volevo essere una mamma sicura e insindacabile, certa delle proprie verità, decisa e determinata nel proprio progetto educativo. Perfetta, la mamma che volevo essere.
La mamma che sono (per ora). Sono una mamma che urla a squarciagola grida si dimena si ribella ai figli quando diventano dei carcerieri. Sono una mamma cui è capitato talvolta di sculacciare, e pazienza se tutti ti dicono guai al mondo per carità, non si fa, mimando no no no col ditino. A me è successo, confesso vostro onore, e più per sfogare la mia frustrazione che per fredda decisione, la verità. Sono la mamma che poi si mangia i piedi per il senso di colpa, che cade in ginocchio chiedendo scusa al pargolo e aggiungendo, così, danno al danno. Sono la mamma divisa fra bambini a tavola si sta seduti e composti e bambini stasera si mangia sul divano, sventolate i tovaglioli come si usa in crociera e via, per cena latte e biscotti!Sono la mamma dell’oggi si beve Cocacola con la caffeina masticando Big Babol. Sono la mamma che canta a squarciagola in macchina con la musica a volume da Cocoricò. Sono la mamma che li sveglia urlando Nessun dormaaaaaa e poi li costringe ad ascoltare tutta la romanza. Sono la mamma che sì, bambini, andate pure a guardare la TV mentre io bevo uno spritz (due) con la mia amica in cucina. Sono la mamma che proprio non si spiega come mai i due piccoli rapitori del mio tempo non arrivino a comprendere al volo l’ovvio, e cioè che se sto trasportando due buste della spesa per ciascuna mano, reggendo la borsa fra i denti mentre apro la portiera della macchina col gomito sinistro non possono, in quel momento esatto e preciso, azzeccarsi ossessivamente come piattole per rappresentarmi un’urgenza tipo ho sete mamma mi dai l’acqua adessoquisubitoall’istanteora.Sono la mamma scurrile, dico in giro che le parolacce le hanno imparate dai compagni, tzé questi bambini d’oggi cafoncelli, ma la verità è che le hanno imparate da me. Tutte, dalla prima all’ultima. Sono la mamma che, per andare a lavorare, li manda a scuola anche se non sono proprio in forma, una ciucciata di Nurofen e via. Sono la mamma che dell’ennesimo disegno sgorbiato – quello che ti piace mamma? Uh sì stupendo amore è un fiore? Ma no è un sottomissile aerospaziale coi canguri dentro, non vedi? – fa un bel cartoccio e lo butta sorridendo nella differenziata. Sono la mamma che pretende(rebbe) il rispetto delle regole, solo che non sa ancora bene quali e quante siano, queste regole, così le cambia a seconda delle esigenze del momento, facendo una gran confusione. Sono la mamma che dormiamo tutti nel lettone, non perché abbiano paura, ma perché ho paura io, che crescano troppo e che non abbiano più bisogno di me come io ne ho di loro. Sono la mamma che ancora deve imparare che sezione frequentino a scuola, Figliafemmina fa la II A, Figliomaschio la IV B, o viceversa. Credo viceversa, ma non ci giurerei. Sono la mamma che la Nintendo solo mezz’ora al giorno mi raccomando ma poi magari scrolla Facebook e WhatsApp per due ore di fila, alla faccia del buon esempio.Sono la mamma insicura che le altre fanno sempre meglio di me, mi sembrano brave, quanto siete brave, perché io non so fare ad allevare così? Cos’avete voialtre mamme allevatrici che io non ho?Tutt’altro che perfetta, la mamma che sono.
Però mi perdóno quasi sempre, così loro non mi pèrdono. Capite, finalmente, l’importanza degli accenti? Servono a dare senso, utilizzateli consapevolmente.Sarà merito dell’indulgenza verso i miei difetti data dall’avanzare dell’età. Sarà merito di quel pizzico di follia che mi ha fatto emergere da qualsiasi criticità abbia incontrato sul mio cammino, specie negli anni bisestili. Sta di fatto che, quando mi capita di scantonare, guardo Figliomaschio e Figliafemmina, allargo le braccia e dico: Aoh ragazzi, questa, di Madre, v’è capitata! Portate pazienza, non è colpa mia.E così si cresce assieme, a loro insegno quel poco che so, e loro insegnano a me che sì, vado bene così.

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